Perché i prodotti italiani sono il top nel settore del lusso

Ti segnalo una mia intervista rilasciata al portale italiano Tiscali.it

Nell’intervista parlo di RiFRA, dalla sua nascita e del suo sviluppo.
Inoltre la discussione con il giornalista, si articola su un punto sullo stato di saluto dell’industria del mobile e più in generale dell’industria manifatturiera in Italia.

Si chiude su una considerazione sull’Euro, la moneta unica europea.

La riporto integralmente qua sotto oppure puoi leggerla direttamente sul sito di Tiscali, cliccando qua (è in italiano):

http://notizie.tiscali.it/economia/articoli/intervista-matteo-rivolta-rifra-italia-leader-settore-arredamento-lusso/

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Buona lettura!

[L’intervista] “Vi spiego perché i prodotti italiani sono il top nel settore del lusso”

Perché l’Italia è tra i paesi leader a livello internazionale nella fascia alta di molti settori produttivi? La posizione di forza delle nostre aziende può essere messa in pericolo dall’ascesa di nuovi e temibili concorrenti come i cinesi? Sono alcune delle domanda che Tiscali News ha posto a Matteo Rivolta, imprenditore milanese che esporta in tutto il mondo cucine e bagni di lusso.

di Michael Pontrelli – Twitter: @micpontrelli

Matteo Rivolta è l’amministratore delegato di RiFRA, una delle aziende italiane di punta nel settore dell’arredamento di lusso. Vende cucine e bagni in tutto il mondo e tra i clienti vanta il Re di Giordania e il presidente di Cadillac. L’85% del fatturato è fatto all’estero. I mercati principali sono il Nord Europa, gli Stati Uniti e la Russia. Ha show room a Milano, Modena, Parigi e il prossimo autunno ne inaugurerà uno a New York. Tiscali News lo ha sentito per capire i motivi del successo della sua azienda e più in generale del made in Italy nella fascia alta di mercato.

Quando è nata RiFRA?
“L’azienda è attiva dal 1930 ma il marchio nasce nel 1970. Da anni ormai lavoriamo per realizzare il nostro sogno che è quello di portare lo stile di Milano e il design italiano nel mondo”.

Dove avviene la produzione?
“In Brianza, che è la culla del mobile di qualità, del mobile fatto bene. A questo noi uniamo l’emozione del design”

Mediamente quanto costa un vostro prodotto?
“Il costo di una cucina dipende da diversi fattori come la dimensione, la finitura e la tecnologia. All’interno del nostro catalogo ci sono diverse varianti. Partiamo dai 20, 25 mila euro fino a oltre 100 mila euro per i modelli più accessoriati. Per i bagni completi le cifre sono più o meno analoghe”.

Chi sono tipicamente i vostri clienti?
“Imprenditori, liberi professionisti, manager a cui piace il design e che cercano il meglio che c’è sul mercato. Noi li seguiamo passo passo, dalla progettazione fino al montaggio finale e questo in tutto il mondo”.

Quale è lo stato di salute del mobile italiano?
“Negli ultimi anni c’è stata una fortissima selezione. Dal 2008 al 2015, gli anni più duri della crisi, quasi 12 mila aziende hanno chiuso. Hanno resistito quelle esportatrici più innovative che durante gli anni buoni hanno investito nel prodotto, nel marketing, nel marchio, nelle finiture, nella ricerca e sviluppo. Le aziende del settore oggi sono più forti e sane di prima, più strutturate e internazionalizzate. Le vendite stanno tornando ai livelli pre crisi. Non è facile ma la strada è segnata”.

Mi sembra di capire che le aziende che ce l’hanno fatta sono quelle che hanno puntato sulla qualità e dunque sulla fascia più alta del mercato?
“Esatto. Io penso che questa sia la giusta strategia non solo per l’arredamento ma in generale per tutti i settori industriali italiani. Se vediamo all’ultimo piano industriale di Marchionne l’obiettivo è quello di lasciare in Italia solo la produzione della auto di fascia alta come Alfa Romeo e Maserati. Se noi italiani puntiamo sul prezzo siamo perdenti perché ci sarà sempre qualcuno, nell’Est Europa o in Asia, che produce a costi più bassi”.

Alcuni hanno però criticato la scelta di Marchionne affermando che i volumi delle auto di lusso sono bassi e quindi limitate le ricadute occupazionali.
“Bisogna fare un discorso di sistema Paese. Per una serie di ragioni produrre in Italia è costoso. I margini sulle utilitarie e più in generale sui prodotti di fascia bassa sono esigui e spesso generano perdite. Le aziende sono sostenibili solo se fanno profitti”.

Nel settore dell’arredamento i cinesi possono essere una minaccia per gli italiani? Quanto è difendibile la posizione di forza che abbiamo oggi?
“Non parlerei di minaccia perché la concorrenza fa bene al mercato. I cinesi sono concentrati sul loro mercato domestico e sugli Stati Uniti dove hanno conquistato il mercato di fascia bassa. A differenza delle aziende europee leader nel settore entry level, come Ikea, non usano però produttori locali ma fanno tutta la produzione nella madrepatria ovvero in Cina. A livello di prodotto sono abbastanza lontani da noi italiani. Il cliente che cerca la fascia alta e il lusso non vuole una copia ma l’originale. Cerca il marchio e la sua storia che si trascina da decenni, se non secoli. La forza che oggi protegge le aziende italiane è la specializzazione, la capacità di curare un prodotto nei minimi dettagli. Tutto questo fa sì che il cliente si senta gratificato e abbia l’orgoglio di mostrare ai propri amici e familiari la sua cucina o il suo bagno di design italiano come uno status symbol”.

Nel lusso chi sono i nostri competitor più importanti?
“In generale nel mondo dei prodotti di fascia alta l’Italia, la Germania, e in parte la Francia nella moda, sono i paesi leader. Per quanto riguarda l’arredamento il prodotto che compete con quello italiano è quello tedesco. Il loro è molto tecnico, perfetto tecnologicamente. Il nostro è più emozionale, preferito dai clienti più sofisticati a cui piace il design e la cura del dettaglio, come per esempio una cucitura fatta a mano o il particolare rivestimento di una cucina”.

Perché gli italiani sono bravi nel lusso e nello stile?
“Deriva dalla nostra storia, dal bagaglio culturale che abbiamo ereditato dal Rinascimento e che si è trasferito nelle nostre scuole di design industriale come il Politecnico di Milano. A questo si aggiunge la capacità di essere un punto di riferimento a livello internazionale. Gli eventi milanesi sul design e sul mobile attirano persone da tutto il mondo, che vengono per trovare le novità dei produttori e dei marchi italiani. Si è creato un sistema, basato sull’hub di Milano, che funziona e che fa sì che l’Italia sia un paese leader nell’arredamento ma non solo”.

In Italia da tempo ormai è iniziata una discussione sull’opportunità o meno di continuare a restare nell’euro. Chi è favorevole all’abbandono della moneta unica sostiene che favorirebbe l’export. Sarebbe dunque un bene per RiFRA?
“Non riesco a concepire l’Italia o Milano senza l’euro. Questa ipotesi non è neanche da prendere in considerazione. La svalutazione è l’alibi dei perdenti. Le aziende brave che hanno resistito alla crisi hanno esportato con l’euro forte perché sono stati il prodotto di qualità e il design a farle competere ad armi pari con i tedeschi. Come ho detto prima non possiamo più pensare di essere i cinesi d’Europa. Uscire dall’euro sarebbe una follia anche dal punto di vista finanziario. Una azienda per produrre deve investire in macchinari che si pagano in euro. Se torniamo alle lire svalutate qualcuno mi deve spiegare come fa a tornare il conto economico”.

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